Misteri e Segreti Del XX secolo
  Disegno di Chibolton
 

 
Molti ipotizzano che il crop circle di Chilbolton possa rappresentare
addirittura una risposta al messaggio di Arecibo. Eppure difficilmente
questo messaggio avrebbe potuto raggiungere l’ammasso M13 in tempi così
brevi. Come può esserci arrivata una risposta? Prima di approfondire cerchiamo
intanto di capire se può trattarsi di una risposta o meno. Vediamo in cosa consiste.
Il 13 agosto 2001, accanto al radiotelescopio SETI di Chilbolton, nei pressi di
Andover, Hampshire, sul campo della Leckford, davanti alla enorme antenna
parabolica dell'osservatorio (utilizzata soprattutto come radar meteorologico
avanzato), è comparso un Crop Circle (foto sotto).




Fin qui nessuno poteva pensare ad una qualche forma di risposta.
Il giorno seguente, 14 agosto compare nello stesso luogo un altro crop circle,
riproducente un volto. A questo punto qualcuno comincia realmente ad ipotizzare
qualcosa di anomalo, di “alieno”.




Da terra sembrava solamente una indecifrabile confusione, e si scoprì che si
trattava di un viso solamente sorvolando la formazione dall’alto. L’immagine era
stata creata più o meno come un giornale fotografico, con punti di varie dimensioni
che davano l’impressione di profondità quando visti da lontano. Molti vollero vedere
in questo viso una somiglianza con la famosa “Faccia su Marte”.




Non c’è però neppure il tempo di studiare a fondo quel che sta accadendo
perché il 19 agosto succede qualcosa di apparentemente inspiegabile e incredibile.
Sempre nello stesso luogo, a poche decine di metri dal volto del 13 agosto, appare un
ulteriore pittogramma, che visto dall’alto è molto simile al grafico del messaggio di
Arecibo. C’è però qualche elemento diverso, e nello stupore generale c’è chi
comincia a pensare che quel disegno è la risposta al messaggio di Drake e del SETI.




Comunque è possibile che questo crop circle sia collegato con quello appena
precedente del viso. Perché sarebbero apparsi entrambi lì, vicini, a poca distanza uno
dall’altro? Sono in relazione diretta? Anche come posizionamento? Chiaramente non
c’è univocità di opinioni su questo punto. Secondo Codardo Malanga una relazione
c’è:

È molto probabile che il “viso” sia stato realizzato antecedentemente al “messaggio” per
comunicare innanzi tutto che gli altri sono umanoidi. A questo scopo nulla di meglio di un viso, con
occhi, naso e bocca. Il “viso” è formato da 29 + 29 linee diagonali, a 45° rispetto alle cornici, ma
a 90° tra di loro, per ottenere il massimo numero (412 anziché 221) di ciuffi di grano quadrati a
parità di spazio e di numero di punti di intersezione con la cornice. Le linee, infatti, intercettano la
cornice in 13 e 17 punti (13 x 17 =221); 13, 17 e 29 sono tre numeri primi, ad attestare che gli altri
conoscono tali numeri ed hanno capito che il nostro messaggio ha righe e colonne rappresentate da
numeri primi. Il “messaggio”, poi, pare indicare che gli altri hanno intenzione di comunicare con
noi e contiene anche un ulteriore numero primo (79), poiché, escludendo la cornice, esso ha, in più
rispetto alle 73 del nostro, tre righe vuote sopra e tre sotto. Inoltre sia il “messaggio” sia il “viso”
sono rivolti verso l’esterno, a quanto pare per indicare che è di là che essi provengono, ma il
“messaggio” è più vicino al radiotelescopio del “viso” e i due glifi, insieme, richiamano la
geometria del radiotelescopio stesso, formato da un basamento verticale relativamente basso,
sopra il quale è montato il paraboloide dell’antenna, che può muoversi in su ed in giù e ruotare
liberamente attorno all’asse verticale. Osservando meglio si nota che il “messaggio” sembra
allineato con il radiotelescopio. Prolungando i suoi due lati lunghi si scopre che è vero: il
“messaggio” è allineato esattamente con il radiotelescopio, tanto che il suo asse centrale passa per
il centro del basamento di quest’ultimo.

(citazione da “Lezioni dai campi di grano”, di C. Malanga.)

Vediamo comunque come appare questo nuovo e formidabile crop. Intanto
dovremmo chiederci quello che ci siamo sempre chiesti di fronte ad ogni nuovo crop
circle: è autentico? Solo dopo aver appurato questo si potrà discutere se può essere o
meno una risposta aliena al messaggio di Arecibo. Certamente, visto dall’alto, sembra
di buona fattura. Ma ormai siamo abituati a cose ben più perfette e spettacolari, e ciò
che realmente colpisce di questo crop non è la sua bellezza, ma il suo significato. In
breve, non è semplice stabilire la autenticità di questo crop, e – come sempre – ci
sono pareri discordanti: troppi pochi studi scientifici, e troppe opinioni. Il dott.
Levengood non ha trovato nessun nodo ingrossato, cavità da espulsione, cambiamenti
nel peso dei semi, tasso di crescita aumentato o una più alta concentrazione di
magnetite in entrambe le formazioni di Chilbolton. Dunque opera di mistificatori?
Colin Andrews, giunto dall’America per investigare su questo caso, intervistò
immediatamente il Dr. Darcy Ladd, direttore del telescopio di Chilbolton. Questi
spiegò che i terreni circostanti al radiotelescopio sono recitanti e di difficile accesso,
e ci sono telecamere che registrano e monitorano costantemente l’area, anche in
direzione del campo. Queste telecamere non avevano rilevato alcun movimento
sospetto. Se poi consideriamo che all’interno del crop sono stati ritrovati circa 800
perfetti angoli retti, le probabilità che questi siano stati fatti a mano, di notte, da
qualche mistificatore scendono a zero. Il Dr. Hoagland e il Dr. Bara, dell’Enterprise
Mission, hanno spiegato che le probabilità di compiere un simile lavoro in quei
tempi, con quella luce (solo quella lunare), in quel campo e senza errori, corrisponde
circa ad una su cinque miliardi. Quindi, se vogliamo accettare che si tratti dell’opera
di uomini, dovremmo almeno partire dal presupposto che sia stata fatta da diverse
persone, con visori notturni e tecniche molto sofisticate.
Autentico o meno allora, sarà il caso che ci occupiamo subito di venire al punto: è la
risposta degli alieni al nostro messaggio di Arecibo?
Sebbene molto somigliante al grafico di Arecibo, vi sono interessanti
differenze. Se si trattasse – come qualcuno sostiene – di una risposta, le differenze
sarebbero spiegabili e funzionali, e si tratterebbe di un evento importantissimo nella
storia dell’umanità. Ma andiamo con ordine. Quali sono queste differenze?
Partendo dal codice binario, la prima sezione in alto del messaggio sopra
esaminato, non si nota alcuna differenza tra il crop del 2001 e il messaggio del 1974.
Riguardo i principali elementi che compongono la vita sulla terra invece, c’è la
aggiunta del numero binario 14, che indica il silicio. Prima di tutto vorrei dire che è
stupefacente come su diversi testi compaiano ancora una volta informazioni
discordanti su dati che dovrebbero essere oggettivi. Molti parlano di “aggiunta” del
silicio, altri parlano di silicio “in sostituzione” del carbonio. Per quanto ho potuto
capire, non essendo un esperto di codice binario, la giusta affermazione è la prima. E’
una aggiunta, ma non può trattarsi di una coincidenza, perché il codice è stato ridecifrato
per inserire il Silicio nella giusta sequenza, tra ossigeno (numero atomico
8) e fosforo (numero atomico 15). Il Silicio è l'elemento chimico della tavola
periodica degli elementi, che ha come simbolo “Si” e come numero atomico il 14. E’
un metalloide tetravalente, meno reattivo del suo analogo chimico, il carbonio. E' il
secondo elemento per abbondanza nella crosta terrestre, componendone il 25,7% del
peso. Si trova in argilla, feldspato, granito, quarzo e sabbia, principalmente in forma
di diossido di silicio, silicati e alluminosilicati (composti contenenti silicio, ossigeno
e metalli). Il silicio è il componente principale per vetro, cemento, semiconduttori,
ceramica e silicone. A differenza del carbonio però, non è presente nelle strutture
organiche dotate di vita.
Mentre per noi è semplicemente un materiale che sta acquistando una sempre
maggiore importanza nel settore sperimentale e della tecnologia avanzata (laser,
transistor, celle solari, e apparati elettronici a basso costo), forse il Silicio è un
elemento della “vita” extra-terrestre. Nel 1969 Ben Volani, microbiologo dello
Scripps Institutions of Oceanography, aveva identificato un ruolo cruciale del silicio
nella “vita al carbonio”. Egli aveva notato che la presenza del silicio nelle forme di
vita terrestri, pur essendo precaria ed instabile, era una componente importante.
Su un terreno meno scientifico e più esoterico o – direbbero altri – di
conoscenza e saggezza cosmologica, vale giusto la pena di menzionare una
pubblicazione di Ashayana Deane intitolata “Angelic Realities” (Granite Publishing
2001) un cui si parla di una scala cosmica e di Universi armonici: la realtà è formata
da 15 matrici dimensionali-temporali, generate da 5 settori, ognuno dei quali
tridimensionale (5 x 3 = 15). La Terra è nel primo Universo armonico, cioè ad un
punto neanderthaliano della scala cosmica, dove scienza, regole e vita stessa sono
basate sulla chimica organica basata sul carbonio. Nell’Universo armonico superiore
al nostro invece, i processi vitali sono basati sulla biologia di carbonio e silicio.
Nell’Universo ulteriormente superiore si parla solo di silicio (poi di forme liquide e
cristalline di pre-materia e infine di pure energie viventi nell’anti-materia).

Tutte le entità extraterrestri, astrali, gli angeli e arcangeli, vivono e prolificano in
questi vari universi armonici, dove gli universi più alti possono vedere quelli più
bassi. Verosimilmente i creatori del crop di Chilbolton si sono identificati – e sono –
secondo questo schema, abitanti del secondo universo armonico, basato sul sistema
biologico del carbon-silicio.
C’è infine un aspetto curioso da tenere in considerazione e riguardante sempre
il silicio. Nel 1999 era apparso sullo stesso campo un altro piccolo crop, che
rappresentava una bella forma cristallina.




Una “renderizzazione” di quel crop appare in questa immagine sottostante.




Si pensò allora soltanto alla geometria dei frattali, alla serie di crop che stava
ben dimostrando la meravigliosità degli algoritmi. Ma alla luce della discussione sul
Silicio, non è del tutto da escludere che il modello possa avere qualche cosa a che
fare con la forma della struttura cristallina di Silicio (che è cubica, molto simile a
quella di vari semiconduttori e in particolare del diamante).
Tornando allo schema del crop di Chilbolton, notiamo che a cambiare è anche
il DNA, con un filamento aggiuntivo sulla sinistra, ed un diverso numero di
nucleotidi. Sembra una struttura però molto simile alla nostra, tanto da legittimare
l’ipotesi che possa trattarsi di una alterazione genetica, o una mutazione, del nostro
stesso DNA; forse – siamo sempre nel campo delle ipotesi – una alterazione genetica
indotta di proposito (esperimenti genetici?) sul nostro DNA di base. Il numero di
nucleotidi varia da 4,293,917,614 a 4,294,966,190 (altri riportano però
4,294,967,134) cioè comunque oltre un milione di nucleotidi in più. In realtà c’è però
un dubbio su un numero binario del crop, che non è certo si tratti di un “1”. Se fosse
uno zero i nucleotidi sarebbero circa 200.000 meno di quanto detto, ma comunque
sempre molti più dei nostri. Alcune ricerche di Hoagland e Bara non escludono che
possa effettivamente esistere un organismo vivente con una conformazione a tripla
elica. E c’è di più: la Enzo Biochem Inc., una ditta americana, aveva depositato
recentemente un brevetto sensazionale che presentava un nuovo processo per
modificare il DNA, chiamando in esame proprio l’addizione di un terzo filamento di
DNA nella classica doppia elica, trasformandola temporaneamente a tre filamenti.
A questo punto consideriamo anche una ipotesi interessante. L’RNA (Acido
Ribonucleico) ed il DNA (Acido Desossiribonucleico) sono composti da unità che si
ripetono. Nel caso dell’RNA le unità che si ripetono sono i ribonucleotidi e i
monofosfati, mentre nel DNA si ripetono 2’desossiribonucleotidi monofosfati. Sia
l’RNA che il DNA formano lunghe catene di polinucleotidi, le quali hanno delle
polarità. La sequenza di un acido nucleico è di norma letta da 5’ a 3’ (ad esempio la
sequenza delle molecole di RNA è AUGC mentre per il DNA è ATGC). Il DNA è
più stabile, mentre la presenza di “2'OH” nell’RNA forma 2'3' “phosphodiester” che
generano un mix di 2' e 3' monofosfati (quindi la catena di polinucleotidi dell’RNA è
instabile). In altre parole l’RNA polimerizza in due differenti forme, rispettivamente
2', 5' oppure 3', 5'; ed è un mistero della evoluzione chimica il perchè la forma 3’, 5’
si è affermata sulla Terra.




In termini teorici è però plausibile che l’RNA 2’, 5’ possa rappresentare un
codice genetico alternativo all’RNA 3’,5’ o al DNA. Tutto ciò ha probabilmente a
che fare con il crop di Chilbolton dove viene rappresentato il DNA a triplice elica.
Infatti gli acidi nucleici 2’, 5’ formano una singola elica con 6 avvolgimenti (quella
cioè rappresentata come la terza elica nel crop di Chilbolton). Inoltre molte persone
vittime di “abduction” (coloro cioè che sostengono di essere stati rapiti da alieni)
passano il resto della vita in modo apatico, colpiti da una sorta di affaticamento
cronico, è ciò dipende anche dall’acido ribonucleico. Come se, insomma, il sistema
immunitario di queste presone fosse entrato in contatto con l’RNA 2’, 5’. Ma – di
nuovo – rischiamo di cavalcare delle “illazioni”, per cui lanciato il sasso ritiriamo
subito la mano, e passiamo oltre.
Cambia anche il disegno dell’uomo, che nel crop appare piuttosto simile ad un
cosiddetto “grigio” (cioè l’immagine dell’alieno nella cultura popolare): basso, con 2
braccia, 2 gambe, una testa molto più grande della nostra, due grandi occhi ben
visibili. Tuttavia non è possibile affermare con certezza che quello rappresentato lì sia
un “grigio”. Infatti i “grigi” hanno 4 dita ed arti lunghi e sottili, mentre l’omino
rappresentato a Chilbolton non dice nulla sulla dita ed ha arti corti e tozzi.
Cambia anche l’altezza media, indicata come 2 piedi (corrispondente ancora a
quella standard del “grigio” secondo la fantasia popolare ed i racconti di abdction –
cioè circa 3 piedi e 4 pollici), e cambia il numero degli abitanti, che sarebbero circa
21,3 miliardi. Ci si chiede se si tratta della popolazione soltanto del loro pianeta (e
questa cifra, curiosamente, sembra corrispondere a quanto sostenuto da alcuni
testimoni reduci da fenomeni di abduction, che hanno sostenuto che la loro
popolazione è molto più numerosa della nostra), o se non si tratti piuttosto della loro
popolazione sommata a quella della Terra, o perfino la popolazione futura della terra,
o quella del sistema solare (comprendente le forme di vita su Marte, e sui satelliti di
Giove?). Già, perché cambia anche la descrizione del sistema solare: il terzo pianeta
dal sole (almeno da quello che nel messaggio di Arecibo era il nostro Sole) non è più
il solo ad essere accentuato, ma è in compagnia del quarto e del quinto (e
quest’ultimo sembra essere enfatizzato anche più, con tre supplementari pixel).
La differenza nelle informazioni di Sistema solare potrebbe indicare almeno un
paio di scenari. E’ possibile che il disegno si riferisca sempre al nostro Sistema
Solare, ma oltre ad accentuare la Terra si è accentuato anche Marte e Giove. In
effetti, la zona di massima luce sul quinto pianeta potrebbe anche riferirsi alla cintura
di asteroidi che giace tra Marte e Giove, che è in realtà il quinto elemento dal sole.
Questo potrebbe voler dire che sul nostro Sistema solare c’è vita, oltre che sulla
Terra, anche su Marte e su Giove (o sulla cintura di asteroidi attorno a Giove); cosa in
effetti già sospettata dal Seti stesso e da chi studia da anni lo spazio. Si ritiene infatti,
secondo alcuni studi scientifici, che almeno i satelliti (di Giove) “Io” ed “Europa”
possano essere abitati da forme di vita.




Alternativamente, non corrisponderebbe al nostro Sistema solare, ma al loro
sistema, che dunque sembrerebbe anche consistere di nove pianeti. Il sole è
rappresentato leggermente più piccolo. Questo potrebbe essere allora il loro più
piccolo sole, o si potrebbe supporre che rappresenti il nostro futuro, forse quando il
sole sarà divenuto più piccolo e noi avremo popolato gli altri pianeti. Non è possibile
dare risposte certe.




Infine al posto del disegno del trasmettitore di Arecibo c’è qualcosa che ricorda la
forma di una sonda spaziale. Eppure a ben vedere potrebbe essere il diagramma del
crop circle che fu ritrovato in quello stesso campo l’anno precedente, nel 2000.




Questa parte del crop è di difficile comprensione ed interpretazione. Come mai
viene raffigurato il crop dell’anno precedente? Forse perché il crop del 2000, a sua
volta, potrebbe essere la rappresentazione di una tecnologia che va oltre le nostre
conoscenze, un avanzato metodo di comunicazione? Forse – sostengono altri più o
meno ironicamente – rappresenta una diavoleria per costruire pittogrammi,

Inoltre, attraverso una analisi minuziosa, si è potuto constare che questa parte
del disegno non corrisponde in modo perfetto al crop del 2000 ma ha una leggera
differenza: al posto di due anelli concentrici presenti nella parte centrale
dell’agroglifo del 2000 sono stati inseriti quattro punti disposti a croce (secondo
alcuni ad indicare il presunto sistema solare alieno).
Il diametro del trasmettitore infine viene indicato – sempre in base a codice
binario, calcoli alla mano - come più grande dei 305 metri di Arecibo.







Ad aggiungere carne al fuoco ci ha pensato anche Colin Andrews, che dopo
alcune ricerche ha fatto notare che quello del 2000 (poi rappresentato nel 2001 con il
crop di risposta al messaggio di Arecibo) non era il primo che si verificava in quel
campo. C’era – come già detto – il crop che disegnava una figura particolare simile
ad una struttura cristallina o a un diamante. Ma prima ancora, nel 1990-91 erano state
ritrovate 2 strane “griglie” al suolo.




L’anno seguente alla comparsa di quelle 2 griglie, vi furono proprio sopra quel
campo due misteriosi incidenti aerei, dei quali non si seppe mai la causa (il pilota era
in entrambi i casi esperto, e sul motore non erano stati rilevati – ne prima né dopo –
malfunzionamenti).
Il 22 Maggio del 1992 il mistero si infittisce. Viene trovato in un campo
adiacente un altro crop: un largo cerchio all’interno di 2 anelli.



Lo stesso giorno una mongolfiera perse inspiegabilmente quota proprio mentre
transitava sopra quel crop, e precipitò a non molta distanza.
Dopo di che, prima del cosiddetto “Arecibo Reply” compaiono - come abbiamo già
visto - i crops sul campo di Arecibo, da quello il cui disegno richiama una struttura
cristallina cubica, al crop del 2000 di cui si è detto, alla faccia di Chilbolton. Ma in
quei giorni appare anche un altro crop sensazionale a Milk Hill, non lontanissimo da
li, precisamente il 13 agosto, dal giorno alla notte. Si tratta di 400 cerchi per un
diametro complessivo di 450 metri. Qualcosa di assolutamente imponente, e
perfettamente realizzato, da lasciare sbigottiti anche i più scettici.




Ma questi crop hanno a che fare con quello detto “Arecibo Reply”? Per quanto
è dato sapere no, o almeno non sembra esserci alcun legame diretto. Tuttavia il boom
di formazioni così spettacolari, importanti e significative, nell’arco di pochi giorni e
non lontane tra loro, aveva creato un clima di stupore in tutti, e predisposto forse ad
uno stato d’animo particolare. In altre parole la voce che gli alieni stavano
comunicando con noi stava acquisendo un maggior spessore. Ma sarà bene attenerci
ai fatti e tornare ad effettuare delle riflessioni sul caso di Chilbolton. Si perché il
SETI stesso, che aveva ideato il messaggio di Arecibo, fu tra i primi a sostenere che il
crop di Chilbolton non poteva in alcun caso essere la risposta di entità extra-terrestri.
Per 5 fondamentali ragioni – dice il SETI – il crop di Chilbolton non può che
essere di origine umana. Vediamo in sintesi queste 5 ragioni.
1. Se gli alieni avessero ricevuto il messaggio di Arecibo (e questo sarebbe per
loro l’unico modo per conoscere la trasmissione effettuata nel 1974) significherebbe
che le loro capacità di ricevere e inviare segnali radio ad alta frequenza sono eguali o
superiori alle nostre. Allora perché non avrebbero usato le onde radio per
rispondere? Perché avrebbero risposto con un metodo così grossolano come un
disegno su un campo di grano, che permette di fornire una quantità di informazioni
assai inferiori rispetto ad una trasmissione radio? Se non utilizzassero la radio
avrebbero comunque potuto utilizzare dei supporti magnetici, cd, o anche giornali; o
qualsiasi altro mezzo consono.
A questo punto molti obiettano però che una civiltà presumibilmente molto
avanzata, come quella che ha risposto al messaggio di Arecibo, è sufficientemente
consapevole dell’impatto che un loro deciso intervento creerebbe sul nostro Pianeta:
il caos. Per questo utilizzare trasmissioni radio che potrebbero finire sulle televisioni
e sulle radio di tutti i cittadini, o lasciare cd o prove materiali, potrebbe non essere
stato ritenuto opportuno, in base alla cosìddetta “strategia della gradualità”, con la
quale gli extra-terrestri si stanno avvicinando a noi, per avere un effettivo contatto
solamente nel momento in cui l’umanità sarà pronta per questo passo.
2. Come mai questi alieni sono così somiglianti a noi? Nello stereotipo alieno
di Hollywood gli ET sono effettivamente umanoidi, ma ciò a causa di una nostra
presunzione antropocentrica. Basta visitare lo ZOO per rendersi conto che esistono
circa moltissime specie e creature che pur condividendo milioni di anni di evoluzione
e parte del DNA, non si somigliano affatto.
A questa interessante osservazione c’è però chi obietta che la vita intelligente
nell’universo, pur potendo derivare da percorsi diversi, giunge necessariamente ad
una conclusione simile. Se esiste una specie in grado di viaggiare nello spazio e di
sviluppare una ingegneria genetica, si può presumere che questa civiltà sia anche in
grado di dominare il modo di apparire. Oppure che il modo di apparire possa essere
comunque simile per tutte quelle specie che sono ad un elevato grado di evoluzione.
Nello stesso modo in cui tutte le scimmie che si evolvono tendono a stare su 2 zampe
e a sviluppare determinate capacità ed abilità (che saranno poi quelle dell’uomo). Se
abbiamo 2 occhi, 2 gambe, 2 braccia ecc ci sono valide ragioni, dovute ad uno
sviluppo dell’intelligenza e all’adattamento anche genetico del corpo all’evoluzione e
alle necessità. Sarebbe insomma curioso, al contrario, se le forme di vita intelligenti
avessero tutte delle sembianze completamente diverse tra loro. Per non parlare
dell’ipotesi – più che plausibile secondo molti, tra cui il noto scrittore Zechariah
Sitchin – che potremmo essere noi umani a somigliare a loro, poiché deriviamo da
loro, che ci hanno creati a loro immagine e somiglianza (chissà che il Dio cristiano
della Bibbia non sia invece un ET, come sostengono alcuni revisionisti e studiosi
delle origini dell’uomo). La controversia anche su questo punto, sembra restare
insolubile.
3. Il Messaggio è stato inviato come detto all’ammasso M13, che dista circa 23
mila anni luce. Significa che, viaggiando il messaggio alla velocità della luce,
impiegherebbe circa 230 secoli per giungere a destinazione (e magari altrettanti per
tornare). Come è possibile che dopo 26 anni abbiamo già la risposta? E’ evidente che
– se anche questa fosse una risposta – non proviene dagli abitanti dell’ammasso M13,
perché questi non possono aver ricevuto ancora alcun messaggio. Dunque, si ipotizza,
potrebbe essere una risposta (ammesso che lo sia) di qualche altro pianeta sulla via
Lattea, che si trova nella traiettoria del messaggio e lo ha intercettato, ed ha risposto
con il crop circle di Chilbolton?
Si è parlato, come unico candidato accettabile, di Hercules 86, stella non
dissimile dal nostro Sole, posta a 26,4 anni luce da noi sulla traiettoria ideale (pur con
una leggera deviazione di 17 gradi) seguita dal fascio radio a suo tempo inviato verso
l’Ammasso Stellare M13 di Ercole: più o meno, in effetti, il tempo richiesto al
messaggio di Arecibo da noi inoltrato verso la Costellazione di Ercole nel 1974 per
raggiungere quel sistema stellare. Visto che l’eventuale risposta si sarebbe avuta oggi,
più o meno in tempo reale, senza che trascorressero altri 26 anni, gli Ercoliani
avrebbero dovuto bypassare la velocità della luce? La fisica teorica d’avanguardia del
warp drive e dei wormholes permetterebbe questo a chi sapesse gestirla, com’è ben
noto agli scienziati aerospaziali che attualmente studiano la cosiddetta breakthrough
propulsion.
Secondo il SETI però questa ipotesi è talmente remota da potersi considerare
del tutto trascurabile. Infatti abbiamo detto che il fascio di onde radio aveva una
dimensione, come estensione spaziale, di circa un quindicesimo della superficie
lunare. Ovvero era un fascio estremamente ristretto. Per dare un’idea potremmo
paragonare il fascio di onde di Arecibo ad una freccia, scoccata verso un immenso
spazio vuoto in cui vi siano alcune palline da ping-pong appese a dei fili (sarebbero
altri Pianeti). Le palline distano fra loro molti chilometri. Quante possibilità ci sono
che la freccia colpisca accidentalmente una di queste palline prima di arrivare alla
pallina a cui è destinata? Pochissime (circa una su mezzo milione), ma si riducono
ancora di più se consideriamo la possibilità alla data odierna, e cioè se ci poniamo la
domanda: “quante possibilità ci sono che, ad oggi, il messaggio abbia già raggiunto
qualche altro Pianeta”? E la probabilità che una sonda nelle nostre vicinanze possa
averla intercettata sono ancora più piccole, infinitamente piccole. Tutto ciò senza
però considerare che le stelle si muovono con le galassie, percui quando arriverà su
M13 il messaggio, tra migliaia di anni, M13 potrebbe non essere più dove era nel
1974, e il fascio di onde potrebbe mancarlo.
Comunque: come obiettare a questa constatazione? Semplice: il SETI ignora
che gli extraterrestri non sono affatto solamente su M13 o altri pianeti e galassie
distanti milioni di anni, ma sono presenti anche sulla Terra (e qualcuno comincia
lentamente ad esserne consapevole e ad accettarlo), per cui sono a conoscenza del
messaggio dal giorno stesso in cui è stato inviato. Ed è possibile che gli extraterrestri
abbiano scelto questo semplice e gentile metodo di comunicazione per
parlare e rispondere alle persone “open-minded” della Terra, rispettando allo stesso
tempo il nostro diritto di ignorarli o di negarli.
Se così fosse, replica il SETI, allora perché attendere 26 anni? Potevano
rispondere subito? La risposta che è stata fornita agli scettici è che è possibile che gli
extra-terrestri abbiano atteso il momento opportuno, prima del quale non ci sarebbe
stato nessuno disposto a credere a questa ipotesi e tutti si sarebbero comportati come
il SETI fa ora. Non si può escludere poi che potrebbero aver comunicato anche
prima, magari da anni, ma la notizia è stata regolarmente occultata, fraintesa,
ignorata, non vista ecc..
4. Le informazioni biochimiche contenute nel crop di Chilbolton sono le stesse
che erano contenute nel messaggio di Arecibo del 1974. E’ da notare quanto la
biologia aliena sia simile alla nostra.
E’ vero, il DNA sembra avere un filamento extra ed un numero differente di
nucleotidi, e si è anche notato che viene indicato il silicio come parte del kit di
costruzione biologica. Tutto ciò non può convincere. Se il silicio è piuttosto popolare
nei film di fantascienza, nella realtà è assai difficile che possa costituire un elemento
fondamentale delle molecole necessarie alla vita.
Inoltre è fin troppo riguardevole quanto sia simile il loro DNA al nostro,
addirittura al punto da presentare una molecola di DNA elicoidale. Inoltre essi fanno
uso dello stesso numero di zuccheri e di basi che costituiscono il DNA umano per
costruire il proprio. Ma è piuttosto strano che il silicio sopra menzionato non compaia
poi nella formula di alcuno fra i componenti del DNA alieno (un punto questo
evidenziato da Randy Wiggins). Va ricordato inoltre che a fronte di centinaia di
possibili aminoacidi, nelle forme di vita terrestri ne compaiono solo venti. In altre
parole, la nostra biochimica è piuttosto specifica. È curioso (ed improbabile) che
anche la loro corrisponda così da vicino alla nostra.
Queste considerazioni neppure possono però rappresentare una efficace
risposta a chi ha un punto di vista diverso su quel che è accaduto. Per due ragioni
fondamentali. Innanzitutto se la genetica umana fosse stata modificata da antichi
viaggiatori dello spazio (extra-terresti o in qualsiasi modo li si voglia chiamare),
sarebbe ovvio che le strutture biochimiche e il DNA si somiglino, e sarebbe semmai
strano il contrario. Riguardo il silicio poi, non è stato provato che questo posa giocare
un ruolo importante nel DNA, ma è stato tuttavia dimostrato che questo elemento
gioca un qualche ruolo non secondario. Il Dott. Levengood, che è stato un pioniere
negli studi biochimici sui crop circles, ha trovato in alcuni (rari) casi, degli anomali
depositi di silicio (ma anche silicone e silicati) all’interno di crop circles. In un caso
trovò uno strato di microcristalli di silicio bianco, talmente puro da risultare – fino ad
allora – sconosciuto (almeno non conosciuto a quel grado di purezza). Inoltre è stato
dimostrato che laddove è stato rinvenuto questo silicio le piante coinvolte sono
cresciute circa il 400% del normale in biomassa, ed i test di germinazione hanno
mostrato una crescita tremendamente consistente, rapida e solida dei gambi e delle
spighe (fino a 5 volte quella “normale”). Alcuni scienziati rispettabilissimi stanno
studiando questi aspetti, anziché limitarsi a dire che “non può essere, quindi non è”.
Siamo poi certi che nel DNA di Chilbolton non ci sia traccia di silicio? A
sentire Corrado Malanga no. Egli scrive, in “Lezioni dai cmapi di grano”, quanto
segue:
A ben vedere il “messaggio” di Chilbolton ci dice che le basi puriniche e pirimidiniche, la
molecola del desossiribosio ed il gruppo fosfato sono sempre presenti, quindi l’altro DNA è come il
nostro, ma con un atomo di silicio in più, piazzato da qualche parte: dove? […]Sembrava proprio
che l’unico punto dove si poteva introdurre l’atomo di silicio fosse al posto dell’atomo di fosforo
dei diversi gruppi fosfato (PO4)-3 presenti nelle due eliche. Nasceva così, al computer, un semplice
modello di DNA, alterato in modo da sostituire l’abituale elica con una modificata in modo da
ammettere la presenza, in luogo del gruppo fosfato, di un gruppo silicato, con ibridazione (di tipo
sp3) dell’atomo di silicio identica a quella originaria del fosforo. […] Si notava subito che il DNA
al silicio era pressoché identico al nostro. Le due eliche si accoppiavano perfettamente e sembrava
che non esistessero percettibili differenze, se non minime alterazioni delle lunghezze di legame
fosforo-ossigeno, sostituite, in una sola delle due eliche, da lunghezze di tipo silicio-ossigeno.
Questo test, tuttavia, serviva solo a dimostrare che l’introduzione dalla variante “silicio al posto
del fosforo” non era distruttiva per una struttura così semplice, ma con esigenze strutturali
complesse, com’è il nostro DNA. La struttura, però, era priva di senso dal punto di vista biologico
[…] Nel “messaggio” di Chilbolton, inoltre, non c’erano indicazioni che le due eliche dell’altro
DNA fossero tra di loro differenti, però era evidente che un’elica, ogni tanto, aveva una specie di
fremito e non seguiva più l’armoniosa forma spiraliforme a noi nota, ma formava quasi una curva
secca, cambiando repentinamente direzione. Dunque di atomi di silicio, intesi come variazione ad
una struttura-base del DNA, ce ne doveva essere uno ogni tanto, ma a Chilbolton c’era
chiaramente scritto quanto doveva essere questo “ogni tanto”; infatti, a giudicare dal messaggio
scolpito nel grano, l’anomalia fondata sul silicio doveva ripetersi ad ogni giro completo di una
singola elica, cioè ogni dodici interferenze tra basi azotate, le basi a struttura purinica e
pirimidinica che legano tra loro le due eliche del DNA (il periodo secondo il quale si ripetono le
strutture di ambedue le parti del DNA è, appunto, di 12 quadretti). […] Ottimi computer e potenti
software professionali avevano mostrato che, introducendo, al posto di uno di fosforo, un atomo di
silicio, questo, legato al suo ossigeno per costruire un gruppo silicato, si trovava esattamente alla
stessa altezza, in coordinate verticali, di un atomo di idrogeno del desossiribosio della seconda
elica, che stava proprio di fronte ad esso. Una delle numerose prove effettuate è consistita nel
legare questo silicato al carbonio del desossiribosio (desossi vuol dire “senza OH”), caratterizzato
dall’assenza di un gruppo OH proprio dove stava quel particolare atomo di idrogeno, con le giuste
coordinate, di cui si è fatto cenno sopra. Il desossiribosio, in tal modo, diventava una vera e
propria molecola di ribosio. Il passo successivo consisteva nel minimizzare la struttura risultante.
[…]Questa è la prova del fuoco: se la molecola del DNA, sottoposta a tale prova, si autodistrugge,
l’idea di partenza è inesorabilmente da buttare. Ebbene, la molecola di DNA sopra descritta,
sottoposta al software dedicato Hyperchem ©, nella sua versione 7.1 (la più aggiornata), e ad
algoritmi denominati MM+ ed Amber, non si è affatto autodistrutto! A sinistra c’è il nostro DNA ed
a destra l’altro.




Ma le sorprese non finiscono qui: infatti, mettendo in risalto gli andamenti elicoidali delle
due spire di ciascun DNA, appare evidente che il DNA modificato con l’introduzione di un atomo di
silicio forma lo stesso disegno di quello scolpito nel grano di Chilbolton! […]
Esiste, inoltre, un’altra interessante caratteristica di questo strano DNA: ogni dodici
scalini, ogni dodici basi azotate, ci si trova di fronte ad un DNA che in realtà è un RNA, un acido
ribonucleico e non desossiribonucleico, una struttura in cui il residuo glucosidico del ribosio è
quello dell’RNA e non quello del DNA. Dunque l’altro DNA sarebbe un misto tra il nostro DNA ed
il nostro RNA? Perché no! È infine interessante notare come questo nuovo DNA, una volta
separato nelle sue eliche singole, probabilmente produrrebbe le stesse reazioni del nostro. Non da
ultimo va sottolineato che esso appare energeticamente più complesso del nostro e quindi, da un
punto di vista evoluzionistico, più problematico, ma presenta anche la possibilità di essere
accoppiato con una matrice di Silicio inorganico, tipica dei microchip che si utilizzano in
Elettronica, costruendo così qualcosa che da un lato sembra appartenere ad un essere vivente e
dall’altro appare caratteristico di un computer! […] Chiunque abbia realizzato il “messaggio” di
Chilbolton conosce anche la biochimica e l’analisi strutturale delle molecole complesse. Era
naturale chiedersi se qualcuno dei nostri biochimici avesse mai pensato di costruire un DNA
modificato come quello descritto a Chilbolton e, se sì, a cosa servisse! Dalla bibliografia emerge
subito che il futuro del DNA sembra essere il DNA modificato al silicio. Già, perché, se si riuscisse
a sintetizzare un DNA del genere, si otterrebbe un substrato chimico in grado di poter essere
collegato direttamente ad un microchip. Si realizzerebbe, così, una perfetta interfaccia macchina-uomo.
5. Il crop di Chilbolton stesso non presenta prove fisiche, chimiche o scientifiche
sufficienti a sostenere che sia originato da altre entità.
Ci si potrebbe anche meravigliare del perché, nonostante anche lì vi siano vasti
campi coltivati a grano, gli Stati Uniti non siano quasi mai bersaglio di questo tipo di
disegni alieni: circa due terzi di tutti i cerchi nel grano si trovano in Inghilterra.
Possiamo anche notare come Chilbolton sia un luogo ove sono comparsi altri crop
circles nel 1999 e nel 2000. Perché gli alieni dovrebbero far ricorso ad un sistema di
segnalazione che trasferisce così poche informazioni e che si può utilizzare soltanto
durante i due mesi della stagione della crescita, per di più solo di notte? Da
Chilbolton ci hanno anche fatto sapere – conclude il SETI - che questi recenti glifi
sono apparsi (come in molti altri casi) dopo un weekend.
Su quest’ultimo punto in effetti non è stata fornita una risposta direttamente
intesa a controbatterlo. Questo perché si dicono due cose. Intanto che non ci sono
prove che il crop non sia umano, il che è tuttavia ovvio (ma vorremmo dire che non
vi sono neppure “prove provate” che lo sia). Poi si dice che è un artefatto poiché è
comparso in quel posto, in quel periodo, di notte, nel weekend ecc. Sono dati che non
provano molto, né formulano alcuna teoria degna di attenzione scientifica. In altre
parole, il quinto punto, è una dichiarazione generica che sostanzialmente spiega
perché il SETI non crede al fenomeno dei cerchi nel grano, se non come opera
dell’uomo.
 
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